Visualizza versione completa : Il mercato bio cresce due volte più veloce di quello tradizionale
nikiezorro
29-10-2007, 08.28.54
Tio 28/10/2007
http://www.tio.ch/common_includes/finanza.tio.ch/img/20071028_174331_bio.jpg
BASILEA - Il mercato bio in Svizzera è cresciuto due volte più velocemente di quello tradizionale nel primo semestre di quest'anno. La progressione è particolarmente forte per i prodotti freschi, ha comunicato oggi Bio Suisse.
Da gennaio a fine agosto 2007, le vendite dei prodotti bio sono complessivamente aumentate del 4,7%, quelle dei prodotti convenzionali del 2,1%, ha sottolineato Bio Suisse. In particolare, nel settore dei prodotti freschi l'incremento è stato rispettivamente del 6% e dell'1,7%.
Secondo le cifre dei grandi distributori una particolare progressione delle vendite è stata registrata per i formaggi bio (+7,8%), le uova bio (+7,9%), le verdure bio (+8,9%).
Per quanto riguarda la frutta bio, questa ha registrato un aumento delle vendite del 6,1% mentre quella prodotta in modo tradizionale ha subito una flessione del 2,1%. Secondo Bio Suisse, il successo dei prodotti biologici è da attribuire tra l'altro a un'accresciuta consapevolezza della qualità da parte dei consumatori e a una buona congiuntura.
nikiezorro
30-10-2007, 08.08.38
Dalla comparazione delle proprietà dei cibi biologici e di quelli ottenuti con aiuti chimici (fertilizzanti e pesticidi) emerge che gli alimenti biologici sono più nutrienti degli altri.
I cibi biologici avrebbero più antiossidanti e meno acidi grassi dei chimici. Nel latte queste differenze sono notevoli, con il 50-80% di antiossidanti in più. Nelle verdure come lattuga, cipolle, pomodori o cavoli il vantaggio è del 20-40%.
Questi studi contraddicono i risultati propagandati dalla Food Standards Agency che sostiene da tempo che non vi siano prove scientifiche della miglior qualità dei prodotti biologici. Ora l’attenzione del gruppo di lavoro della Newcastle university è mirata a capire quali siano i fattori critici che provocano tali differenze per aumentare la qualità delle produzioni bio.
L’università di Newcastle ha avuto 4 anni di tempo e 18 milioni di euro di fondi europei per studiare le differenze nel contenuto nutritivo di vari alimenti. I risultati definitivi saranno diffusi nel corso del 2008, ma le prime voci paiono già dare per certo il risultato. Sono state coltivate varie specie di frutta verdura e sono state allevate delle vacche, con metodi chimici e biologici; i campi erano sparsi in tutta Europa, per tenere conto delle differenze regionali.
Il progetto si chiama Quality Low Imput Food, è stato guidato dal professor Carlo Leifert e si prefigge di migliorare la qualità, garantire sicurezza e ridurre i costi di produzione dell’agricoltura biologica e di quella che richiede poca energia attraverso attività di ricerca e addestramento.
Lo scopo è aumentare il risultato sia per il consumatore che per il produttore in un approccio “dal forcone alla forchetta”.
Il prof Leifert sostiene che dei cibi più ricchi di sostanze che favoriscono la salute possono essere di aiuto a chi, per varie ragioni, non assume le 5 porzioni quotidiane di frutta e verdura consigliate. (Fonte: ecoblog)
cibi bio più nutrienti degli altri...
Leggi l'articolo
http://www.vegetariani.it/vegetariani/articles/1822.html
kikko
07-11-2007, 08.16.38
Scusate l'ignoranza ma ... nei vari mercati all'aperto, nelle piazze Ticinesi, gli ortaggi che vendono sono Bio o solo di produzione propria? ... E' obbligatorio menzionare nella vendita "prodotto Bio" ?
gigia
07-11-2007, 16.53.08
mai provato i prodotti "pro specie rara" in vendita alla coop???
sono buoni e tentano di salvare delle specie in via di estinzione sia di ortaggi che di animali... per esempio ci sono patate pomodori e anche il latte di capra-appenzellese... io la trovo una cosa geniale
nikiezorro
16-11-2007, 08.04.14
Fonte: animalieanimali
Biologico. Cresce il consumo, boom al Nord
15 nov 07. Riceviamo e con piacere pubblichiamo. Le vendite di prodotti biologici continuano a crescere nel 2007. L'Ismea, sulla base delle rilevazioni Panel realizzate in collaborazione con AcNielsen, registra nei primi nove mesi del 2007 un incremento degli acquisti domestici, relativi ai soli prodotti confezionati, del 9,1% in termini monetari.
La rilevazione, che non comprende le vendite nei negozi specializzati nel bio, conferma la forte tendenza alla crescita, rispetto allo stesso periodo del 2006, già registrata nella prima metà dell'anno. Ad eccezione di poche voci, che hanno evidenziato in controtendenza un andamento al ribasso, l'aumento degli acquisti da parte delle famiglie italiane, che in molti casi è risultato particolarmente marcato, ha riguardato la maggior parte delle merceologie monitorate dal Panel Ismea-AcNielsen.
Tra le aree geografiche emerge una netta spaccatura tra Nord e Centro-Sud, con le regioni settentrionali in forte crescita (+18% il Nord-Ovest; +15,3% in Nord Est) e il resto del Paese caratterizzato da riduzioni dell'8,5% al Centro Italia e del 4,3% nel Mezzogiorno.
Secondo Andrea Ferrante, presidente dell’Associazione Italiana : “I dati di oggi confermano un andamento positivo del settore. Ci preoccupano, invece, i dati negativi registrati al Centro e al Sud Italia, che ci dimostrano come nei canali della grande distribuzione organizzata vada fatta un’operazione di rilancio del biologico in queste aree del paese. D’altra parte – conclude Ferrante -ci conforta il fatto che i dati siano particolarmente positivi, pur riferendosi al segmento di commercializzazione più lento a recepire il messaggio del bio”.
I prodotti dell'infanzia, oltre ai salumi e agli elaborati a base di carne, hanno segnato rispettivamente incrementi del 43% e del 36% su base annua. Particolarmente elevati anche i tassi di crescita rilevati per i prodotti ortofrutticoli, freschi e trasformati (+25%), per gelati e surgelati (+25,5%) e per i condimenti (+22%).
Gli acquisti di riso e pasta biologici sono cresciuti del 17,1%, mentre latte e derivati hanno registrato, in termini monetari, un incremento del 9,1%. Tra i prodotti contrassegnati invece da una riduzione degli acquisti domestici rientrano gli oli (-7,5%) e il miele (-3,3%). In calo rispetto ai primi nove mesi del 2006 anche pane e sostituti (-3,9%) e biscotti, dolciumi e snack (-5,5%), mentre aumentano le vendite di bevande bio, comprese quelle alcoliche. Positivo, infine, il dato delle vendite presso la grande distribuzione organizzata (supermercati e ipermercati), mentre arretra il bio nel canale discount.
kikko
23-11-2007, 21.25.02
Bene bene bene ... :)
clay1978
23-11-2007, 21.39.44
io sono sempre la solita rompi...io sono per il Bio, ma mi piacerebbe che il bio fosse veramente bio.
Chi produce bio dovrebbe avere la testa bio e non la testa nei soldi.
Non so se mi sono spiegata.
Conosco alcune persone che hanno il certificato bio e AHI AHI AHI no comment!
Purtroppo la società cappello cerca di fare di tutto per includere sempre più aziende allora non tutti sono mossi da una vera e propria voglia di difendere la natura e la terra su cui viviamo!
I controlli sono un po' così così e quindi i margini di manovra ci sono....sono comunque PRO BIO!
kikko
23-11-2007, 21.51.28
Ottima riflessione Clay, grazie ...
in Inghilterra ho visto tantissimi negozi e supermercati che vendevano prodotti ORGANIC, si tratta di prodotti bio?
nikiezorro
28-01-2008, 08.31.27
SI PREVEDE UN AUMENTO DELLE IMPORTAZIONI DI MANGIMI CON DIFFICOLTA' PER LA ZOOTECNIA.
Ma i costi del cibo (in generale) aumentano
Eurispes: incremento del 9% delle vendite. Nomisma: «Il no agli Ogm rischia di far salire i prezzi alimentari»
ROMA- Secondo la rilevazione effettuata agli inizi del 2008 dall'Eurispes, e contenuta nel Rapporto Italia 2008 diffuso il 25 gennaio a Roma, agli italiani piace il cibo biologico e quello «Doc». Nei primi nove mesi del 2007 l'acquisto di prodotti biologici in Italia «ha registrato un incremento del 9,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente». I prodotti biologici acquistati sono soprattutto quelli per l'infanzia (42,7%), ma anche i salumi e gli elaborati di carne (36,2%) o la frutta e la verdura (25,1%), mentre calano i prodotti dietetici (-23,1%), gli oli (-7,5%) i biscotti i dolciumi e gli snack (-5,5%). Anche nel confronto con i maggiori Stati europei, l'Italia «si attesta ai primi posti per l'acquisto di prodotti di origine controllata e protetta (Doc/Dop) (84%), oltre che per i cibi esenti da Organismi geneticamente modificati (66%) e per i prodotti locali (97%)».
PREZZI IN AUMENTO- Sempre secondo Eurispes, d'altra parte, «ben il 94,5% degli italiani ritiene ci sia stato, nell'anno appena passato, un aumento dei prezzi nel settore alimentare». Questa percezione «ha influito sicuramente sui consumi dei cittadini- dice il rapporto- e infatti hanno subito un forte calo delle vendite gli alimenti tipici della cucina del nostro Paese come il pane (-7%), la pasta di semola (-4,3%) ma anche il vino (-8,4%) e l'olio di semi (5,9%)». Al contrario, la quantità di prodotti alimentari come uova (+5,3%) e pollo (+6,2%) è aumentata nei carrelli della spesa degli italiani.
NOMISMA: RINUNCIA GLI OGM COSTERA' 750 MILIONI- Prezzi che potrebbero aumentare ulteriormente secondo un altro rapporto, questa volta di Nomisma, presentato contemporaneamente a Roma, nel quale si prevede che la mancanza di investimenti in ricerca sviluppo per varietà di mais più produttive e più adatte alle esigenze italiane potrebbe costare 750 milioni di euro l’anno. Secondo Nomisma questo porterebbe a un aumento esteso dei prezzi dei generi alimentari. «Non si possono ignorare gli scenari che si delineano, in particolare sulla disponibilità di mangimi per la zootecnia» ha spiegato Roberto Defez del coordinamento Sagri, (Salute, Agricoltura, Ricerca), che riunisce scienziati e associazioni favorevoli agli OGM. «Questi oneri verranno scaricati sui consumatori che già oggi stanno soffrendo per l’aumento dei generi alimentari di prima necessità. Il prezzo del mais è quasi raddoppiato in un anno e quello del grano duro triplicato, essendo l’Italia il primo importatore al mondo di grano duro». Secondo un precedente rapporto Nomisma, del 2004, i Consorzi di tutela di prodotti DOP ed IGP utilizzavano importanti quantità di soia transgenica. Da allora la quota di soia GM si è innalzata dal 36% fino a circa l’attuale 80% nei pannelli di soia. «L'Italia - sottolinea Gilberto Corbellini co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni - deve immediatamente cambiare politica rispetto agli Ogm e riavviare rapidamente la ricerca in campo. Altrimenti sarà irrimediabilmente compromessa la competitività di un comparto produttivo di eccellenza quale è oggi quello della zootecnia». «Serve una strategia che tenga conto degli scenari internazionali, della spesa delle famiglie e soprattutto della loro sicurezza alimentare. Come dimostrato dal caso delle fumonisine, alcuni OGM sono più sicuri per l’alimentazione umana degli analoghi prodotti derivati da agricoltura biologica o tradizionale» ha rinforzato Roberto Defez.
COLDIRETTI: «OPPOSIONE NON IDEOLOGICA» - L’opposizione degli italiani agli alimenti geneticamente modificati non è frutto di atteggiamenti ideologici. La precisazione arriva da Coldiretti che torna così sul tema del consumo di cibi Ogm aggiungendo che «la crescente opposizione al biotech nel piatto in Italia ed in Europa non sia il frutto di una scelta ideologica ma economica a tutela dell’impresa per una agricoltura che guarda al mercato e risponde alle domande dei cittadini, che chiedono di consumare alimenti di qualità, non omologati e con un forte legame territoriale».
CONSIGLIO DEI DIRITTI GENETICI : «NON SIAMO IN EMERGENZA» - «Sul mais non siamo affatto in condizioni di assedio: l'Europa, che costituisce il nostro principale bacino di approvviggionamento, non mostra particolare entusiasmo verso questa tecnologia, che nel 2007 vede superfici di mais transgenico nell'insieme inferiori alla superficie del solo Comune di Roma» commenta Luca Colombo, della Fondazione Diritti Genetici. «Come confermano gli stessi dati Nomisma - spiega Colombo - . Non solo: la disponibilità di soia brasiliana non-ogm può soddisfare l'intero sistema zootecnico italiano. A maggior ragione nel caso del mais, lo scenario è ben più rassicurante di quella che il Sagri definisce come una politica irrealizzabile»
CRESCITA DI IMPORTAZIONI DA USA - Secondo il rapporto Nomisma «Nel medio periodo le superfici coltivate a mais nel mondo sono destinate a crescere (più 7,3%) così come la produzione mondiale (più 19%)». «Si prevede un'ulteriore crescita delle esportazioni da Usa, Argentina e Brasile, paesi che, nel caso dei primi due, già oggi vedono la quota di mais geneticamente modificato superiore a quello tradizionale». Al contrario, osserva Nomisma, «uno dei principali esportatori attuali, la Cina, diventerà un importatore netto, contribuendo a aumentare la pressione sulla domanda mondiale».
25 gennaio 2008 - corriere.it
nikiezorro
11-02-2008, 08.26.24
ITALIA: CRESCE LA VOGLIA DI CIBI BIO MA PER PRODOTTI DI NICCHIA
ANSA - 9.02.08 - ROMA - Cresce nel mondo la voglia di bio e continua nella sua irrefrenabile corsa il business ad esso collegato: secondo stime del rapporto preconsuntivo Ismea sui consumi dei prodotti biologici, il valore delle vendite è salito negli ultimi anni dell'8.5% a livello internazionale, per un giro d'affari di circa 31 miliardi di euro.
A trainare il settore sono quasi esclusivamente i Paesi a maggior disponibilità economica, che non potendo far fronte alla domanda con la produzione interna, ricorrono ad un crescente quantitativo di prodotto importato: leader indiscusso del mercato è l'Europa, che detiene il 52% della torta dei consumi, per un valore di circa 13-14 miliardi di euro. Puntando la lente proprio su questo mercato, emerge la posizione dell'Italia (2.4 miliardi di euro), seconda soltanto alla Germania (3.9 miliardi), e avanti rispetto a Gran Bretagna (2.3) e Francia (2.2) per giro d'affari complessivo. Il valore degli acquisti nel nostro Paese ha sfiorato i 320 milioni di euro, ma sono ancora pochi i prodotti su cui si concentra la spesa: al primo posto il latte fresco, seguito dalle uova, dallo yogurt e dagli ortofrutticoli, che hanno fatto registrare quest'anno la crescita record del 25% nei consumi.
Tra le novità da segnalare, l'aumento del consumo extradomestico, in particolare nei ristoranti e nei 'fast food' biologici e il calo di dolciumi, biscotti e snack (-2.5%). "Sono dati che devono far riflettere - ha commentato la Cia-Confederazione italiana agricoltori - e che assumono un valore particolare in un momento in cui si segna una battuta d'arresto per la spesa dei generi alimentari nel complesso. Inoltre è importante ricordare come nell'indagine manchino i dati dei punti vendita specializzati, che in Italia hanno un'ampia quota di mercato".
Per la Coldiretti l'aumento del bio evidenzi una maggiore richiesta di sicurezza alimentare da parte del consumatore, "sempre più esigente e attento ad una spesa responsabile e sana". Per la Cia "é significativo - a tal proposito - che ad aumentare siano soprattutto i prodotti di consumo quotidiano, al contrario dei dolciumi e degli snack". Secondo Confagricoltura "il dato è estremamente positivo, anche se sarebbe opportuno che i consumi fossero orientati principalmente sul fresco e trasformato nazionale". Se per i prossimi due-tre anni le previsioni continuano a segnare il segno più, rimangono infatti ancora alcuni problemi da superare: oltre alla forte asimmetria Nord-Sud (al Nord il 70% del mercato), si fa più serrata proprio la concorrenza dei prodotti stranieri (+5% numero di importatori), mentre peggiora la redditività aziendale sul fronte agricolo.
"Il mondo agricolo a noi associato - ha commentato Confagricoltura - raccomanda, per i prodotti stranieri, la stessa serietà di controlli che viene richiesta per quelli italiani". Coldiretti ha sottolineato come gli alimenti extra-nazionali non siano sempre all'altezza degli standard applicati per quelli italiani. Altro fronte caldo, la distribuzione e la strutturazione della filiera: per Coldiretti "bisogna ricordare come il valore della filiera alimentare del bio non sia distribuito in maniera equa: per un euro speso, solo il 19% va all'impresa agricola" mentre per la Cia "occorre lavorare per migliorare la rete distributiva".
kikko
14-02-2008, 21.10.13
Domanda provocatoria: siamo sicuri che questo netto aumento esponenziale di vendite non induca al rovescio della medaglia e quindi si vende per Bio cio' che in realtà non lo è diventato oppure mixato? ... ;)
Il soldo fa annebbiare molte cose ...
Io credo che di vero Bio ce ne sia in effetti molto poco...anzi sono convinta che si sfrutti una tendenza per farci pagare le cose più care;)
clay1978
15-02-2008, 07.28.43
Io credo che di vero Bio ce ne sia in effetti molto poco...anzi sono convinta che si sfrutti una tendenza per farci pagare le cose più care;)
Io concordo.
Per essere BIO devi avere la "testa Bio" e non solo il borsellino BIO!!!
kikko
15-02-2008, 09.39.36
Io concordo.
Per essere BIO devi avere la "testa Bio" e non solo il borsellino BIO!!!
Ottima osservazione Clay ...
nikiezorro
27-03-2008, 23.00.18
Agricoltura: produzione bio ha di nuovo il vento in poppa
Dopo due anni di rallentamento, il mercato dei prodotti alimentari bio è di nuovo in espansione. L'anno scorso le vendite sono cresciute in Svizzera del 7,7% ed hanno raggiunto 1,29 miliardi di franchi. L'incremento è stato più che doppio di quello del mercato alimentare globale, che si è attestato al 3%. La superficie delle aziende agricole biologiche è aumentata di 2000 ettari.
http://images.bluewin.ch/i/550245Foto: Keystone Verdura bio
La crescita del mercato bio è stata particolarmente forte nella Svizzera romanda, che con un aumento del 9% "ha colmato il suo ritardo", hanno indicato oggi davanti alla stampa i responsabili di Bio Suisse, l'organizzazione che riunisce le aziende agricole biologiche. La carne è il prodotto che ha registrato il maggiore incremento di vendite, cresciute a livello nazionale del 12,6% con un fatturato di 59,1 milioni di franchi. Seguono i legumi, con una crescita del 10,2 a 125 milioni, la frutta (+8,5%, 66,9 milioni di franchi), le uova (+8,2%, 35,2 milioni), il formaggio (+7,3%, 64,5 milioni) e i prodotti freschi del latte (+5%, 146 milioni).
La domanda elevata e i capricci della meteo hanno addirittua provocato delle difficoltà di approvvigionamento. Secondo Bio Suisse, il mercato potrebbe facilmente assorbire qualche centinaia di nuove aziende biologiche. Il 75% circa dei prodotti alimentari sono stati venduti dai negozi Coop (con un fatturato di 664 milioni di franchi e un quota di mercato del 51%) e Migros (306 milioni, 24%). Una crescita importante, pari al 12%, ha interessato i produttori che praticano la vendita diretta, con un fatturato di 62 milioni. I negozi bio hanno registrato un incremento del 10% ed hanno realizzato un fatturato di 199 milioni di franchi.
Nel 2007 la Svizzera contava 6249 aziende biologiche, ossia 5651 aziende che producono secondo le direttive di Bio Suisse ed altre 598 che lavorano secondo le norme dell'ordinanza federale sull'agricoltura biologica. Tutte queste aziende rappresentano l'11,3% del totale e quelle che utilizzano il marchio della Gemma il 10,2%. Le variazioni a livello regionale sono piuttosto marcate. Il cantone con più alto tasso di aziende biologiche, pari al 58,3%, è Basilea Città, ma si tratta di soltanto sette fattorie biologiche su un totale di dodici. Seguono i Grigioni, con 1464 aziende su un totale di 2607 e un tasso del 56,2%. Il Ticino si piazza al nono posto, con 110 aziende bio su un totale di 884 (12,4%). Fanalino di coda è Vaud, con solamente 136 aziende su 3894 (3,5%).
Bluewin.ch 27.03.2008
nikiezorro
23-04-2008, 19.04.56
Tio 23/04/2008
Bio Suisse: da maggio nuovo marchio per prodotti svizzeri
OLTEN - Bio Suisse, l'organizzazione che riunisce le aziende agricole biologiche, dal prossimo mese di maggio introdurrà un nuovo marchio che completa l'attuale gemma stilizzata con una croce svizzera per meglio valorizzare l'indicazione di provenienza dei prodotti indigeni. Lo hanno deciso i delegati di Bio Suisse riuniti in assemblea generale oggi a Olten (SO).
Il nuovo contrassegno, con la scritta Bio Suisse sotto la gemma, potrà essere assegnato solo a prodotti in cui oltre il 90% delle materie prime utilizzate siano coltivate in Svizzera, ha detto all'ATS la portavoce Jacqueline Forster.
Bau Bau Biscott
24-04-2008, 09.03.21
Tio 23/04/2008
Bio Suisse: da maggio nuovo marchio per prodotti svizzeri
OLTEN - Bio Suisse, l'organizzazione che riunisce le aziende agricole biologiche, dal prossimo mese di maggio introdurrà un nuovo marchio che completa l'attuale gemma stilizzata con una croce svizzera per meglio valorizzare l'indicazione di provenienza dei prodotti indigeni. Lo hanno deciso i delegati di Bio Suisse riuniti in assemblea generale oggi a Olten (SO).
Il nuovo contrassegno, con la scritta Bio Suisse sotto la gemma, potrà essere assegnato solo a prodotti in cui oltre il 90% delle materie prime utilizzate siano coltivate in Svizzera, ha detto all'ATS la portavoce Jacqueline Forster.
Il nuovo simbolo l'ho già visto su alcuni prodotti della Coop (quelli nuovi o che hanno avuto il restyling del packaging)
io sono dell'idea che dovrebbero fare piu' ecologico anche l'imballaggio:rolleyes:
Cinzia
24-04-2008, 09.47.19
Completamente d'accordo!
E dovrebbero anche preferire i sacchetti di carta piuttoso che quei sacchetti di plastica che inquinano e basta...
esatto...
io non capisco, oltretutto se gli dici senza sacchetto ti guardano male:narrb: tutta roba di pubblicità...
cmq a Londra lo scorso anno hanno fatto 1 settimana dove tutti i negozi davano solo buste di carta..
nikiezorro
29-05-2008, 08.09.15
IL BIOLOGICO COSTA TROPPO - CALANO I CONSUMI ITALIANI.
Nel 2007 c'era stato un aumento degli acquisti, ma la tendenza si è bloccata.
Ci intendiamo di dieta mediterranea, mangiamo molta più frutta e verdura di altri Paesi, eppure quando si tratta di scegliere tra prodotti biologici certificati e gli altri scegliamo ancora gli altri. Strano, visto che i nostri agricoltori si stanno convertendo in massa al bio (sono già 51 mila), strano perché siamo al quinto posto nel mondo e al terzo in Europa nella produzione di alimenti biologici (con un giro d'affari di 2,6 miliardi di euro all'anno, più 22 per cento in soli due anni), strano perché gli ettari coltivati a bio sono un milione e 147 mila (siamo leader in Europa). Strano ma vero.
Ottimi produttori ma pessimi consumatori di prodotti biologici. Un aumento della domanda c'era anche stato (più 9% dal 2006 al 2007) ma poi c'è stata una flessione, soprattutto in questi primi mesi del 2008. In Italia il biologico cresce, cresce nella produzione di prodotti ortofrutticoli, nella coltivazione di vigneti e quindi nella produzione di vino biologico (settore dove siamo in testa in Europa, con 30 mila ettari di vigneti bio, seguiti da Francia e Spagna, ciascuno con circa 15 mi-la), persino nell'offerta di prodotti naturali, tessuti, saponi, profumi, detersivi. Ma non crescono i consumatori che si orientano verso questo tipo di scelta.
Il consumo di bio nel nostro Paese è appena attorno al 2% mentre in alcuni Stati europei, soprattutto Germania e Paesi nordici, arriva al 10% con punte (in Scandinavia, per esempio) del 20%. Di tutto il biologico che gli italiani producono solo il 40% arriva sulle nostre tavole, il resto va all'export. Come è possibile? Perché produciamo tanto biologico ma ne consumiamo poco? La prima risposta è che il biologico costa troppo. Dal 20% al 40% in più, in media, rispetto ad un prodotto non biologico. E se in alcuni casi (lo yogurt) la differenza quasi si azzera, in altri (le uova) si allarga fino al 100% di costo in più rispetto al prodotto tradizionale. E questo, in un momento di grave crisi economica del Paese, non può non pesare.
«Premesso che gli italiani non hanno una grande tradizione di consumo di prodotti biologici - spiega Giuseppe Politi, presidente della Cia, la Confederazione degli agricoltori italiani - è innegabile che il prezzo gioca un grosso ruolo. Le difficoltà economiche delle famiglie italiane sono sotto gli occhi di tutti, il prezzo del biologico è più alto perché c'è una filiera che costa e ci sono elevati costi di certificazione. Questo incide sul prezzo finale. Se si riuscisse a diminuire i costi di certificazione, anche il prezzo del prodotto che arriva al dettaglio sarebbe molto più accessibile. E naturalmente occorrerebbe aumentare l'offerta, non soltanto nei negozi specializzati ma anche attraverso la grande distribuzione. C'è comunque da dire - conclude Politi - che l'Italia sta attraversando una crisi del consumo di frutta e verdura, di pasta e pane, una caduta dei prodotti della dieta mediterranea, sempre dovuta ai prezzi».
Il prezzo incide sul bilancio familiare soprattutto in tempi di crisi. Ma in Italia la crisi, che investe tutte le regioni, è particolarmente grave al Sud. In un Paese come il nostro, dove l'economia va a due velocità, il Mezzogiorno rallenta la crescita complessiva. «Quando si fanno le statistiche, l'Italia è sempre una ma in realtà ce ne sono due», sottolinea Antonio Compagnoni, membro del direttivo mondiale dell'Ifoam, la Federazione internazionale che riunisce i movimenti per l'agricoltura e i prodotti biologici di 108 Paesi.
L'Ifoam ha scelto Modena come sede del prossimo congresso mondiale, che si svolgerà dal 16 al 20 giugno. Modena e la sua provincia, infatti, e tutta l'Emilia Romagna, sono un'eccellenza nel mondo del bio. «Noi italiani - continua il ragionamento Compagnoni, che da 25 anni si occupa di biologico - abbiamo una grande varietà di prodotti tipici, regionali, e da sempre in Italia è passato il messaggio che tipico è già biologico, è già buono e naturale. Parlo dei prodotti Doc, Dop e così via. Non voglio dire che questi prodotti non siano buoni ma non è detto che siano biologici. Il tipico ha le proprie regole, che deve seguire per ottenere il marchio. In alcuni casi queste regole sono vicinissime a quelle del bio, ma in altri casi sono molto lontane. In Nord Europa, invece, c'è una cultura ecologista che trascina con sé anche i consumi del biologico. Il nostro export va bene perché all'estero è estremamente popolare mangiare italiano autentico, che sia anche biologico».
Un esempio? Ci sono pastifici italiani con due produzioni, una biologica con tanto di certificato che produce per l'estero e una non biologica per il consumo interno. Ma questo accade anche in molti altri settori alimentari. Sembra incredibile pensare che i bambini italiani mangino pasta, carne, verdure con sostanze dannose per la salute mentre i nostri prodotti biologici vanno a finire sulle tavole delle famiglie tedesche, tanto per fare un esempio. Ma è proprio quello che avviene.
«Si può risparmiare anche scegliendo il biologico - conclude Compagnoni -. La gente ancora non arriva a capire che sarebbe meglio comprare, e mangiare, la bistecca solo due volte alla settimana, ma che sia certificata bio, con tutti i nutrienti e senza sostanze chimiche aggiunte, piuttosto che mangiarla più spesso a prezzi inferiori. Nel biologico c'è più prodotto secco, più sostanze nutritive e meno medicine e agenti chimici. Assurdo snobbare il biologico e poi comprare gli integratori vitaminici».
Corriere della Sera 23 May 2008
nikiezorro
20-06-2008, 17.19.54
Tio 20/06/2008
ZOFINGEN/TICINO - Premi di qualità al Bio Marché. Anche prodotti biologici ticinesi agli onori.
Per la terza volta Bio Suisse ha premiato prodotti biologici di grande qualità che saranno presenti al Bio Marché di Zofingen dal 20 al 22 giugno. Delle 33 specialità, dieci hanno ottenuto delle distinzioni. Due prodotti, entrambi ticinesi, sono inoltre stati insigniti di una menzione straordinaria: il suo succo d’uva di Marco Klurfeld e i Cereal-TI-Flakes di Paolo Bassetti.
I prodotti biologici hanno un gusto eccezionale ed è per questo che il Bio Marché di Zofingen attira ogni anno un gran numero di buongustai. Quale migliore opportunità per organizzare un concorso di qualità per i prodotti biologici? Bio Suisse (quest’anno in collaborazione con Demeter) organizza questo avvenimento per la terza volta, sempre con grande successo.
Il concorso si rivolge a produttori e trasformatori di prodotti biologici con la gemma provenienti da tutta la Svizzera. Ciò permette anche a piccole aziende di far conoscere ad un vasto pubblico le loro prelibate specialità.
Una giuria indipendente si occupa di degustare e valutare vari i prodotti come miscele per müesli, marmellate, paste, succhi, aceto, ecc. I parametri per il giudizio sono i seguenti: aspetto, profumo, gusto e impressione generale. Ad ognuno di questi criteri possono essere attribuiti 5 punti. Il punteggio massimo che un prodotto può ottenere è perciò 20 punti.
Tutti i prodotti premiati sono visibili sulle pagine internet di Bio Suisse (www.biosuisse.ch) e Demeter (www.demeter.ch).
Bau Bau Biscott
21-06-2008, 21.25.08
Peccato che non lo sapessi e non sia ancora al 100%..altrimenti un salto l'avrei fatto :)
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