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Visualizza versione completa : Allevamenti di bestiame inquinano piu' delle auto


perlamarni
28-12-2006, 20.04.58
Gli allevamenti di bestiame danneggiano l'ambiente e il clima piu' delle auto. La sorprendente affermazione e' della Fao, l'agenzia Onu per l'Alimentazione e l'Agricoltura, che in uno studio punta il dito contro l'intero settore considerato anche una delle principali fonti di impoverimento del suolo e del degrado della qualita' dell'acqua.


"Il bestiame genera piu' gas serra del settore dei trasporti", si legge nella ricerca della Fao, secondo cui gli allevamenti sono fonte del 18 per cento di tutte le emissioni di anidride carbonica legate alle attivita' umane.

Oltre alla CO2 il settore degli allevamenti e' anche responsabile del 65 delle emissioni di protossido d'azoto, prodotto dal letame, un gas 296 volte piu' pericoloso dell'anidride carbonica per il riscaldamento globale del pianeta.

Il comparto produce anche il 37 per cento del metano legato alle attivita' umane, una conseguenza del particolare sistema digestivo dei ruminanti, e, nelle urine, il 64 per cento dell'ammoniaca, che contribuisce significativamente al problema delle piogge acide.

La situazione e' destinata a peggiorare alla luce dell'aumento delle capacita' produttive del settore. La Fao prevede un raddoppio tra il 2001 e il 2050 della produzione di carne, che passera' da 229 a 465 milioni di tonnellate, e di quella di latte, che passera' nella stesso periodo da 580 milioni di tonnellate a 1.043.

Ticinonline, 29 novembre 2006




:eek: :eek:

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perlamarni
04-01-2007, 20.41.20
La Regione, 4 gennaio 2007


Porca vacca quanto gas


Londra – Il governo britannico avverte gli allevatori: o limitate le flatulenze delle vostre mandrie, o verrete multati. Le emissioni di gas metano dei bovini britannici, ha fatto sapere il ministero dell’ambiente, ammontano al 7% dei gas che provocano l’effetto serra prodotti dal Regno Unito, e oltre un terzo di tutta l’immissione di metano nell’aria, con gravi conseguenze per l’ambiente. Ma come fare?

athena
04-01-2007, 22.53.17
gia come evitare certe cose??? evitare gli allevamenti???:D :rolleyes:

Cuki
05-01-2007, 05.10.51
Il fumo delle sigarette non inquina???? nessuno fa il calcolo su questo????????:mad: :mad:

cry83
05-01-2007, 15.57.21
il problema è che ci sarebbe il modo di diminuire davvero l'inquinamento ma ci sono troppi interessi sotto!
e si attaccano alle scorengie delle mucche...ma va va!

kikko
07-01-2007, 09.08.48
Studio della Commissione europea riportato dal «Financial Times»
«L'effetto serra toglierà turisti all'Italia»
Nel 2050 il Mediterraneo dovrà fare i conti con la carenza di acqua.
E i flussi turistici si sposteranno verso il Nord Europa

LONDRA - Il surriscaldamento globale potrebbe avere serie conseguenze per tutti, compresa l'economia italiana. Le allarmanti previsioni sono contenute in un rapporto della direzione ambiente dalla Commissione europea, riportato dal quotidiano britannico «Financial Times». A una simile fosca previsione era già giunta alcuni mesi fa una ricerca condotta dalla ricercatrice italiana, Claudia Tebaldi, e collaboratori del National Center for Atmospheric Research. E già nello scorso ottobre il rapporto del consigliere economico del primo ministro britannico Tony Blair paventava una bancarotta planetaria se non si lotterà contro i cambiamenti climatici investendo almeno l'uno per cento del prodotto interno lordo.

FLUSSI - Verso il 2050 le nazioni del Nord Europa potrebbero avere benefici dall'aumento delle temperature, ma le regioni del Mediterraneo dovranno combattere con la mancanza di acqua e la diminuzione dei turisti. Secondo l'indagine, che sarà diffusa nelle prossime settimane, il mare del Nord diventerà più caldo e i flussi turistici dal nord verso il sud (circa 100 milioni di persone all'anno, pari a 100 miliardi di euro) rallenteranno «con drammatiche conseguenze per le economie di Spagna, Grecia e Italia».


Arriveranno meno turisti sulle spiagge mediterranee
COSTI E DECESSI - Se la temperatura media annua dovesse alzarsi di 3 gradi centigradi entro il 2071, si verificheranno 87 mila decessi in più all'anno; se il rialzo sarà invece di 2,2 °C i decessi potranno arrivare a 36 mila. Secondo lo studio della Commissione, l'economia dell'Italia e degli altri Paesi del Mediterraneo verrebbe colpita a causa della «siccità, della ridotta fertilità del suolo, degli incendi e di altri fattori dovuti ai cambiamenti climatici». Nell'Europa settentrionale i raccolti aumenterebbero del 70%, mentre dell'Europa meridionale si ridurrebbero del 20% e il livello del mare potrebbe salire anche di un metro. Entro il 2020 il costo totale del surriscaldamento potrebbe arrivare a 4,4 miliardi di euro con un rialzo della temperatura di 2,2 °C rispetto agli anni Novanta; con un aumento di 3 °C i costi salirebbero a 5,9 miliardi, e fino 42,5 miliardi entro il 2080.

DIFESA - Un piano di difesa delle coste e delle spiagge potrebbe però nel lungo periodo ridurre i costi a 2,2 miliardi l'anno. Ma le acque oceaniche diventeranno più acide con gravi conseguenze sulla pesca: i pesci migreranno verso Nord e l'Europa sarà sempre più a rischio alluvioni. La Commissione vorrebbe includere anche metano e ossido di azoto tra i gas serra: riducendo la loro produzione il surriscaldamento dovrebbe rallentare. Lo scorso anno uno studio del governo belga ha riscontrato che una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 15-30% tra il 1990 e il 2020 non avrebbe un impatto complessivo sull'occupazione, grazie ai nuovi posti che dovrebbero essere creati nei settori dell'alta tecnologia come quelli dell'energia rinnovabile. «La riduzione delle emissioni globali nel 2050 a un livello che sia inferiore del 25% rispetto al 1990 - conclude lo studio - è realizzabile sia tecnicamente sia economicamente».
IL MINISTRO: «PRIORITA' MONDIALE» - Tempestivo il commento del presidente dei Verdi e ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: «I cambiamenti climatici in atto sono una vera priorità, per l'Italia e per tutta la comunità internazionale, e devono essere affrontati per tempo e con determinazione - auspica il ministro -. Piuttosto che perdersi in polemiche sterili, la politica dovrebbe occuparsi dei veri problemi. E pensare che ancor oggi c'è chi crede che l'emergenza sia la legge elettorale e vede nel Protocollo di Kyoto un ostacolo allo sviluppo».

06 gennaio 2007
@cds

perlamarni
29-01-2007, 08.44.01
SUPER EVA
27 GENNAIO 2007

Il bestiame genera il 18 per cento dei gas serra. Più di quelli prodotti dai trasporti. E occupa il 26 per cento della superficie terrestre: mangiare meno carne aiuterebbe la salvaguardia dell'ambienteRivoluzione vegetariana anche per l'ambiente

Mentre va diffondendosi la preoccupazione per le centinaia di milioni di automobili, autobus e camion, come pure per gli aerei e i treni che emettono anidride carbonica nell'atmosfera, surriscaldano il pianeta e fanno incombere la minaccia di un radicale cambiamento climatico sulla Terra, viene quasi ignorata una fonte ancor più insidiosa di gas inquinanti. Forse potrà sorprendervi sapere che la carne che mangiamo è oggi il principale fattore di alterazione globale del clima.
Secondo un recente rapporto della Fao, l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, il bestiame genera il 18 per cento dei gas di serra. Più ancora di quelli prodotti dai trasporti. Ma se gli animali da allevamento, in special modo i bovini, producono solo il 9 per cento dell'anidride carbonica derivante dalle attività umane, generano una percentuale maggiore di gas più nocivi. Come ad esempio il 65 per cento delle emissioni di protossido d'azoto, un gas che contribuisce al riscaldamento terrestre quasi 300 volte di più del biossido di carbonio, provenienti in gran parte dal letame. O il 37 per cento del metano, che ha un effetto 23 volte superiore a quello dell'anidride carbonica come fattore di riscaldamento del globo.Il bestiame occupa attualmente il 26 per cento della superficie terrestre non ricoperta dai ghiacci. Non solo, ma oltre un terzo delle terre coltivabili è sfruttato oggi per produrre cereali per gli animali anziché per gli uomini. Tradizionalmente, il bestiame si nutriva del foraggio delle praterie. Solo nel XX secolo si è cominciato a convertire vaste estensioni di terreno coltivabile producendo cereali per la zootecnia invece che per l'alimentazione umana, in modo che i consumatori più ricchi potessero mangiare carne di animali nutriti con questi diversi mangimi. In questo modo, molte delle popolazioni più povere del mondo sono state confinate in terre marginali, un fenomeno che ha reso sempre più difficile per milioni di persone assicurarsi anche il più modesto apporto calorico quotidiano.La zootecnia in crescente espansione è divenuta un flagello mondiale di proporzioni epiche. I soli bovini stanno letteralmente divorando interi ecosistemi. Molte foreste tropicali, come accade ad esempio in Amazzonia, vengono abbattute per far posto ai pascoli, che stanno erodendo ovunque anche le terre coltivabili, mentre le acque dolci rimanenti nel mondo vengono contaminate dai rifiuti degli animali e dai pesticidi.

cry83
29-01-2007, 10.54.46
ecco soluzione: tutti vegetariani!:a_srdnt:

Sab
19-03-2007, 17.11.19
Le principali fonti dei gas serra
"Gli allevamenti sono una delle principali cause dei più seri problemi ambientali di oggi".
16-03-2007 - Fonte: AgireOra

http://www.promiseland.it/images/news/2006/vacca.jpg

Prima di mangiare quell'hamburger, pensa al riscaldamento globale

Riportiamo la traduzione di un articolo comparso di recente su una rivista americana, che mette in luce come il problema del riscaldamento globale sia molto legato al consumo di alimenti animali, e che non e' solo sui veicoli a motore, le centrali elettriche, ecc. che bisogna intervenire per risolverlo, ma anche (anzi, ancora di piu'!) sulle nostre abitudini alimentari, che hanno un impatto molto maggiore di quello che molti credono.


Quando il Congresso affronta le cause del riscaldamento globale e cerca dei rimedi, l'attenzione si concentra sui veicoli a benzina e sulle centrali elettriche a carbone, non sugli umili bovini. Eppure gli allevamenti sono tra le principali fonti dei gas serra, causa dei cambiamenti climatici. E dal momento che le diete a base di carne si stanno diffondendo sempre di piu' in tutto il mondo, cambiare le nostre abitudini alimentari potrebbe rivelarsi tanto difficile quanto cambiare i nostri mezzi di trasporto. Secondo una recente relazione della FAO, il problema non è solamente quello delle ben conosciute flatulenze, sulle quali spesso si fa dell'ironia, e delle deiezioni dei ruminanti. Un imoatto ben maggiore ce l'hanno le modifiche dell'utilizzo dei terreni, soprattutto la deforestazione per aumentare le zone di pascolo e per liberare terreni per la coltivazione di mangimi per animali. Così come l'utilizzo di energia per produrre fertilizzanti, per far funzionare i macelli e gli impianti di produzione delle carne, e per pompare l'acqua. Quando le scoperte della FAO furono rese note a Novembre, uno degli autori della relazione, Henning Steinfeld, dichiarò: "Gli allevamenti sono una delle principali cause dei più seri problemi ambientali di oggi".

La triplice minaccia dei gas

La FAO ha comunicato che gli allevamenti sono responsabili del 18% delle emissioni di gas serra misurate in anidride carbonica equivalente. Questo comprende il 9% delle emissioni di anidride carbonica, il 27% del metano e 65% dell'ossido di azoto. In totale, queste superano le emissioni causate dai mezzi di trasporto.

Gli ultimi due gas menzionati sono particolarmente problematici, sebbene nell'atmosfera siano in quantità minori rispetto al biossido di carbonio, che rimane il maggior colpevole del riscaldamento globale. Ma il metano ha 23 volte il potenziale di riscaldamento (GWP) rispetto al biossido di carbonio e l'ossido di azoto 296 volte di più.

Il metano potrebbe rappresentare un problema anche più grave se il permafrost nelle latitudini più a nord si sciogliesse con l'innalzamento delle temperature, rilasciando il gas attualmente intrappolato sotto la vegetazione in decomposizione. Quel che è certo è che le emissioni di questi gas potrebbero aumentare notevolmente se gli esseri umani continuano a consumare una sempre maggior quantita' di prodotti derivati dagli allevamenti.

Con l'aumento della prosperità in tutto il mondo negli ultimi decenni, il numero delle persone che mangiano carne – e la quantità che ne viene consumata ogni anno – è cresciuto costantemente.

Secondo la FAO, tra il 1970 e il 2002, il consumo annuo di carne pro capite nei paesi in via di sviluppo è aumentato da 10kg a 29kg. Mentre nei paesi industrializzati, si e' passati da 65kg a 80kg.

Informazioni sulla dieta vegetariana

A seguito dell'aumento della popolazione, il consumo di carne nel mondo in via di sviluppo è quasi quintuplicato durante il trentennio tra il 1970 e il 2002. Inoltre, è previsto che la produzione annua globale di carne aumenterà più del doppio, da 229 milioni di tonnellate all'inizio del decennio fino a 465 milioni di tonnellate nel 2050. Ciò rende quello degli allevamenti il settore dell'agricoltura globale caratterizzato dalla crescita più rapida.

Gli attivisti per i diritti degli animali e coloro i quali sostengono la causa vegetariana hanno subito afferrato le implicazioni della relazione della FAO.

Noam Mohr ha scritto, in una relazione per EarthSave International: "Il modo migliore per ridurre il riscaldamento globale durante la nostra esistenza è diminuire o eliminare il consumo dei prodotti di origine animale". Mohr scrive inoltre che il cambiamento della dieta puo' far diminuire le emissioni dei gas serra più velocemente rispetto alla diminuzione dell'uso dei combustibili fossili, dal momento che il turnover per gli allevamenti è più breve rispetto a quello per le automobili e per le centrali elettriche.

Esiste un via rapida per il raffreddamento?

"Anche se oggi fossero disponibili delle fonti di combustibile a emissione zero, occorrerebbero parecchi anni per costruire e lentamente sostituire le grandi infrastrutture dalle quali dipende la nostra economia attuale" continua Mohr. "Allo stesso modo, contrariamente al biossido di carbonio che può rimanere nell'atmosfera per oltre un secolo, il metano si disperde fuori dall'atmosfera in soli otto anni, per cui diminuire le emissioni di metano significherebbe rinfrescare velocemente la Terra".

Alcuni ricercatori dell'Università di Chicago hanno paragonato l'impatto che hanno i mangiatori di carne sul riscaldamento globale, con quello dei vegetariani e hanno scoperto che la dieta comune americana – inclusi tutti i processi di lavorazione del cibo – da' come risultato 1.5 tonnellate in più di CO2-equivalente all'anno, sotto forma di tutti i gas serra, rispetto ad una dieta priva di carne.

I ricercatori Gidon Eshel e Pamela Martin sono arrivati alla conclusione che i cambiamenti dello stile alimentare potrebbero essere più efficaci che inventare nuovi e più efficienti modelli di auto, che riducano le emissioni annue di CO2 di circa una tonnellata all'anno.

Il Dr. Esherl, la cui famiglia gestiva un allevamento di bovini in Israele, ha dichiarato "non c'è bisogno di arrivare per forza alla scelta estrema del veganismo, basterebbe mangiare un hamburger alla settimana, invece che due, per fare una differenza sostanziale".

Testo originale: in inglese

Fonte: www.agireora.org

perlamarni
25-04-2007, 22.00.33
ECO ALFA BETA
25 APRILE 2007

Mangia meno carne, riduci la CO2

Nel dibattito in corso sull' alimentazione carnivora/vegetariana , non si possono considerare solo gli aspetti nutritivi, ma anche e soprattutto l' impatto ambientale della nostra dieta.
Consideriamo i seguenti due aspetti.
Mangiare carne significa consumare molte più risorse naturali rispetto ad una alimentazione vegetariana. Occorrono infatti 10 kg di cereali e foraggio per ogni kg di carne consumata. Questo fa sì, come si vede nel grafico a fianco che per ottenere 1000 kcal di carne occorrono ben 8 m² di terreno agricolo, rispetto agli 0,26 - 0,80 m² per avere 1000 cal di cereali. I dettagli in questo post . Mangiare carne significa anche aumentare le emissioni di gas serra. Non credo esistano ancora studi completi sulla questione. Vorrei provare a darne una stima per difetto, considerando solo due dei principali contributi:
Un kg di carne bovina edibile necessita di circa 2,3 kg di mais nel foraggio, per la cui produzione sono stati emessi circa 3.7 kg di CO2 e di CO2 equivalente.

Un vitellone "emette" metano dal suo apparato digerente; si tratta di circa 109 grammi per ogni kg di carne edibile. In termini di CO2 equivalente si tratta di circa 2.3 kg. (Per i dettagli continua a leggere sotto)
Tenendo conto solo di questi due contributi, senza contare quindi le altre emissioni per i trasporti degli animali e della carne, la macellazione, la refrigerazione e la cottura, abbiamo comunque circa 6 kg di CO2 per ogni kg di carne consumata.
Dal momento che i carnivori italiani consumano circa 105 kg di carne all'anno, si tratta quindi di oltre 631 kg di emissioni pro capite. Le emissioni medie pro capite degli italiani sono di circa 8400 kg (calcolato dal rapporto ENEA , p 262). Il consumo di carne contribuisce quindi almeno per il 7.5% all'effetto serra. Un modo semplice, applicabile subito senza investimenti e incentivi, per ridurre le nostre emissioni di CO2 è quindi ridurre il nostro consumo di carne. Ridurlo a 1/3 (circa 35 kg all'anno) porterebbe ad una riduzione di almeno il 5% delle emissioni di CO2. Vi sembra poco? Riporto qui il metodo che ho usato per stimare le emissioni, in modo che sia possibile migliorare la stima, se qualcuno è in possesso di dati migliori o più attinenti alla realtà italiana, oppure se pensa che abbia fatto qualche errore o omissione.Secondo questo studio, i vitelloni consumano circa in media 3 kg al giorno di mais e altri cereali (che per semplicità ho equiparato al mais). La durata media dell'ingrasso è stata di 246 giorni per un consumo totale di 738 kg di mais. L'aumento di massa è stato di circa 1,3 kg al giorno per un aumento totale di circa 320 kg, che per semplicità considero interamente edibili. Il consumo di mais è quindi stato di 738/320=2,3 kg di mais per kg di carne.Secondo questo studio australiano, per produrre 1 kg di mais si emettono 0,4 kg di CO2 (produzione fertilizzanti, irrigazione, trasporti ecc) più altri 0,3 kg equivalenti dovuti alle emissioni di N2O dai campi. In Italia si usano circa 180 kg di concimi azotati per ettaro contro i 43 dell'Australia, cioè 4 volte di più; anche le emissioni di N2O saranno quindi circa 4 volte di più, ovvero 1,35 kg di CO2 equivalente per kg di mais. In totale abbiamo quindi 0.4 + 1.35 = 1.75 kg di CO2 per kg di mais. Non ho considerato l'input energetico dell'altro foraggio, che suppongo però essere assai minore di quello del mais. Una parte significativa della dieta è costituita da silomais, cioè dalla pianta intera triturata, pannocchie comprese. In questo caso occorrerebbe conoscere a quanta granella di mais corrisponde 1 kg di silomaisCombinando insieme i due risultati precedenti si ottiene 2.3 x 1.75 = 4 kg CO2 per kg di carne.Secondo questo articolo, un vitellone in crescita emette in media 140 g di metano al giorno(menter un bovino adulto ne emette circa 230 grammi). Moltiplicando questo valore per i 246 giorni di ingrasso di trovano circa 35 kg di Metano, ovvero 0.1 kg per ogni kg di carne edibile, corrispondenti a 2,3 kg di CO2 equivalente per kg di carne (il CH4 e 21 volte più efficace della CO2 per l'effetto serra). Abbiamo così 4 + 2.3 = 6,3 kg CO2 per kg di carne.Il consumo medio di carne è di 90 kg/anno; questo dato va però corretto dal momento che i 2,5 milioni di bambini con meno di 5 anni non mangiano così tanta carne e i 6 milioni di vegetariani e vegani non ne mangiano affatto; si ottiene così per i carnivori circa 105 kg carne/anno.Le emissioni annue di un carnivoro sono quindi 6.3 x 105 = 660 kg CO2/anno

perlamarni
08-06-2007, 11.32.56
Cosa non si farebbe per non ridurre l'allevamento intensivo :eek: :eek:

ANIMALIEANIMALI
7 GIUGNO 2007

UNA PASTIGLIA DIGESTIVA PER EVITARE IL SURRISCALDAMENTO TERRESTRE…
Uno scienziato tedesco vuole bloccare la fuoriuscita di metano da pecore e mucche.
Una maxi pastiglia da somministrare ai bovini dopo il pasto è a soluzione per ridurre il metano nell'atmosfera: lo sostiene Winfried Drochner, professore alla facoltà di agraria di Stoccarda, in Germania meridionale, che da anni studia il rapporto fra riscaldamento globale e alimentazione degli animali.
Secondo Drochner, scrive oggi il quotidiano di Monaco di Baviera 'Sueddeutsche Zeitung', il 15% del metano immesso nell'atmosfera proviene da pecore, mucche e maiali che espellono questo prodotto secondario della digestione sotto forma di un rutto ogni 40 secondi. Un kg di metano produce danni all'atmosfera 23 volte maggiori rispetto alla stessa quantita' di anidride carbonica.< BLa 'pastiglia digestiva' di Drochner, a base di tannino e grande come un pugno, li ridurrebbe del 20%, sopprimendo i microbi che peggiorano anche la qualità del latte.
Secondo il giornale la proposta interessa molti contadini, soprattutto dalla Nuova Zelanda, dove le emissioni di gas serra provengono per il 43 % dai ruminanti. (ANSA).

nikiezorro
26-07-2007, 10.58.56
25/07/2007 - Così si intitola un articolo del 18 luglio del New Scientist, che riporta i risultati di uno studio di un gruppo di scienziati giapponesi sugli effetti della produzione di carne sull'ambiente.
Tra i risultati dello studio, viene riportato il fatto che la produzione di un kg di manzo causa una emissione di gas serra e altri inquinanti equivalente a quella che si ottiene guidando per tre ore lasciando nel frattempo accese tutte le luci di casa.

Ma questo solo per quanto riguarda l'emissione di gas serra e altri inquinanti. In realtà, l'impatto globale sull'ambiente è molto maggiore, se si prendono in considerazione anche il consumo di risorse - terreno fertile, cibo, acqua.

Lo studio, che verrà pubblicato nel numero di agosto della rivista "Animal Science Journal" ma è già disponibile nella versione on-line, è a cura di Akifumi Ogino e colleghi, del National Institute of Livestock and Grassland Science (Istituto Nazionale delle Scienze dei Pascoli e del Bestiame) di Tsukuba, Giappone. Gli scienziati hanno preso in considerazione gli effetti della produzione di carne bovina sul riscaldamento globale, sull'acidificazione ed eutrofizzazione dell'acqua e sul consumo di energia.

La situazione studiata è stata quella dell'allevamento di vitelli, e si è tenuto conto della gestione dell'allevamento, della coltivazione dei mangimi per gli animali, e del loro trasporto.

Secondo quanto riportato dallo studio, la maggior parte delle emissioni dei gas serra sono in forma di metano, prodotto dal sistema digerente dei bovini, mentre le sostanze acidificanti ed eutrofizzanti provengono soprattutto dalle deiezioni degli animali. La maggior parte dell'energia (oltre il 66%) viene usata, com'è logico, per la produzione e il trasporto dei mangimi.

Questo studio è uno dei tanti che in continuazione vengono pubblicati su riviste scientifiche, piuttosto che in dossier di organismi sovranazionali (come la FAO, ad esmepio), che denunciano la pesante "tassa" che l'ambiente deve pagare per la produzione di carne, pesce o altri alimenti di derivazione animale.

Sul sito del Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC) - un comitato scientifico interdisciplinare - sono pubblicati dei "panel" scientifici che riportano le conclusioni principali per quanto concerne lo studio dell'impatto ambientale (ma anche sociale ed economico, etico e salustico) della produzione di cibo, nonché una bibliografia sempre aggiornata con le più interessanti fonti. Coloro che vogliono approfondire questo aspetto e fare scelte consapevoli possono visitare il sito www.nutritionecology.org disponibile anche nella versione italiana.

Fonti:

New Scientist, Meat is murder on the environment, 18 luglio 2007
Akifumi OGINO, Hideki ORITO, Kazuhiro SHIMADA, Hiroyuki HIROOKA, Evaluating environmental impacts of the Japanese beef cow-calf system by the life cycle assessment method, Animal Science Journal 78 (4), 424–432

nikiezorro
16-10-2007, 08.23.08
Come ridurre le emissioni di gas serra del 30% in Australia entro il 2020?

Secondo un rapporto commissionato da Greenpeace dal titolo “Paths to a Low-Carbon Future” una delle soluzioni ad hoc per gli australiani potrebbe essere quella di ridurre il consumo di manzo del 20%. Tale obiettivo potrebbe essere conseguito optando per una alimentazione più vegetariana o anche preferendo la carne di canguro (Punto 3.2.2 del rapporto). Il responsabile della ricerca, Mark Diesendorf, sostiene la sua tesi spiegando che “I canguri non emettono gas serra, la loro carne ha pochi grassi ed è molto salutare”.

Che l’allevamento di bestiame sia un problema per la qualità della nostra aria è cosa nota. La Fao è arrivata ad affermare che inquina di più allevare mucche che guidare auto. In particolare, il settore zootecnico è responsabile del:
1) 9% di CO2 derivante da tutte le attività umane inquinanti,;
2) del 65 % dell’ossido nitroso da attività umana, che ha 296 volte il Potenziale di Riscaldamento Globale (GWP) del biossido di carbonio (CO2), la maggior parte generato dal letame;
3) del 37 % del il metano da attività umane;
4) 64 % dell’ammoniaca che contribuisce alle piogge acide.

Che sia giusto o sbagliato mangiare o non mangiare carne di canguro, forse dovremmo riflettere sul consumo di carne e in genere di cibo di noi occidentali. Così tanti allevamenti sono proprio così necessari alla nostra nutrizione? Forse lo sono per il sistema economico, ma per la nostra salute non so… In un articolo apparso su The Lancet alcuni studiosi hanno calcolato a 100 grammi l’attuale consumo medio globale di carne sottolineando però che si tratta di una media e che ci sono delle variazioni fino a 10 volte tra paesi ad alto e basso consumo. I ricercatori avanzano una proposta: ammonterebbe a 90 grammi la quantità giornaliera “sostenibile” di carne. (Fonte: Ecoblog)

nikiezorro
16-10-2007, 19.03.25
Apprendiamo con gran dispiacere dai giornali australiani che Greenpeace invita a consumare carne di canguro per limitare l'effetto serra...

Greenpeace, in tutte le nazioni e a tutti i livelli, ha sempre cercato di evitare di parlare del legame tra lo smodato consumo di alimenti animali e il conseguente, devastante, impatto ambientale.

Ora che evidentemente non può più tener gli occhi chiusi su questo, ammette il legame, in un dossier intitolato "Paths to a Low-Carbon Future", ma anziché dare l'unico consiglio sensato e realistico, cioè "diminuite il più possibile il consumo di alimenti animali", suggerisce semplicemente di cambiare la specie animale di cui ci si ingozza. E, visto che il lavoro è stato svolto e pubblicato in Australia, suggerisce la carne di canguro come ottima alternativa!

Secondo il responsabile di Greenpeace per le campagne sul consumo di energia, Mark Wakeham, gli australiani dovrebbero al più presto sostituire parte della carne rossa che consumano con carne di canguro, per ridurre la deforestazione e l'emissione di metano dovuta alle flaulenze di bovini e ovini.

Secondo l'autore del dossier commissionato da Greenpeace, il dott. Mark Diesendorf, la carne di canguro è molto "salutare e a basso contenuto di grassi". Attualmente, ogni anno in Australia vengono uccisi circa tre milioni di canguri, le cui carni - 30 milioni di kg - vengono consumate sia in Australia (per circa un terzo) sia in altre nazioni in cui vengono esportate, come Germania, Francia, Belgio.

I canguri vengono uccisi con fucili ad alta potenza, colpendoli in mezzo agli occhi, di notte. Secondo le normative australiane, dal 10 al 12 per cento dei canguri che popolano la nazione possono essere uccisi (per produrre carne e pellame), e nello stato di Victoria e' proibito ucciderli, ma Greenpeace, secondo quanto riportato dall'Herald Sun, rinnova l'invito ad abolire questa limitazione.

Questi i fatti riportati dai giornali. Alcune considerazioni, a cura della redazione di AgireOra Network, sono a questo punto d'obbligo.
La miopia sull'aspetto ecologista

Suggerire - come fanno in molti, non certo solo Greenpeace - di cambiare specie animale anziché ridurre i consumi punto e basta è una visione decisamente miope.

Miope perché tiene conto solo di uno o di pochi aspetti del problema - in questo caso le emissioni di gas serra - mentre ne esistono molti altri, e perché guardano sempre a breve scadenza, mentre bisogna guardare più lontano.

Il problema della trasformazione di alimenti vegetali direttamente consumabili da parte dell'uomo (cereali, legumi) in alimenti animali (carne, pesce, latte, uova) causa un gran numero di impatti negativi sull'ambiente, in quanto si tratta di un processo produttivo totalmente inefficiente - per produrre un kg di carne si devono impiegare da 4 ai 33 kg di vegetali, a seconda della specie animale usata.

L'impatto si ha sullo spreco di cibo vegetale (coltivato appositamente e dato agli animali anziché agli umani), di terre (usate per allevare gli animali a pascolo, o per coltivare mangimi per animali), di acqua, di energia; si ha sull'uso di pesticidi, erbicidi, antibiotici e altri farmaci negli allevamenti, e sullo smaltimento dell'enorme quantità di deiezioni prodotte dagli animali. E sulla produzione di gas serra, certo, ma questo è solo uno degli aspetti, tutti gli altri aspetti negativi esistono qualunque sia la specie animale allevata.

Certo, il canguro non è allevato, è un animale che vive allo stato selvatico. Ma se non si fa passare alle persone il messaggio che l'attuale consumo di alimenti animali è insostenibile - e lo è, nessuno dotato di razioncinio e onestà intellettuale può dubitarne, dopo i numerosi articoli, dossier, report della FAO e di varie università sull'argomento - e gli si dà la comoda scappatoia di "usare" un'altra specie al posto di quella "abituale", non si risolverà mai il problema. Una volta che i canguri saranno stati sterminati tutti, cosa si farà, si suggerirà agli australiani di mangiarsi tra loro? Suvvia, un po' di serietà...
La miopia sull'aspetto etico

Ma la miopia che a una persona che rispetta gli animali risulta ancora più agghiacciante è quella sul piano etico.

Sul piano etico, consigliare di ammazzare animali diversi da quelli "abituali" anziché ammazzarne di meno, e addirittura affermare che il governo dovrebbe eliminare le restrizioni sul massimo numero di canguri che si possono ammazzare ogni anno... è orrendo.

In Australia ci sono i canguri, ma qui che non abbiamo i canguri, cosa consiglierebbero, allora, di mangiarci cani e gatti, visto che ci sono un sacco di randagi che non si sa dove mettere e come accudire? Certo, in Australia mangiare canguri è normale, ma anche mangiare cani lo è, in diversi paesi asiatici. E rimane comunque un orrore, come lo è mangiare i maiali, i polli, le mucche, i conigli e ogni altro essere senziente.

Greenpeace cosa vuole fare, essere quella che salva le balene e fa ammazzare i canguri? Ma in realtà non salva nemmeno le balene, va solo a filmare la loro morte per impietosire i suoi sostenitori, e poi diffonde pure filmati "pubblicitari" in cui i suoi attivisti mangiano carne di balena per far vedere che loro non sono contro le "tradizioni del popolo giapponese"....

Greenpeace, ci deludi sempre di più...

Fonti:
Herald Sun, Greenpeace urges kangaroo consumption to fight global warming, 10 ottobre 2007
Greenpeace, Paths to a Low-Carbon Future, Settembre 2007

www.agireora.org

Cate
17-10-2007, 08.51.43
Greenpeace cosa vuole fare, essere quella che salva le balene e fa ammazzare i canguri? Ma in realtà non salva nemmeno le balene, va solo a filmare la loro morte per impietosire i suoi sostenitori, e poi diffonde pure filmati "pubblicitari" in cui i suoi attivisti mangiano carne di balena per far vedere che loro non sono contro le "tradizioni del popolo giapponese"....

Greenpeace, ci deludi sempre di più...


conviene!!!!!:mad:

quoto al 100% con questo ultimo commento!!!:a_trstn::a_trstn::a_trstn:

Sab
17-10-2007, 09.37.25
Greenpeace sostenva anche la cattura in natura di squali e altri pesci che dovevano essere imprigionati nel (fallito:D) acquario di locarno... Greenpeace e WWF sono solo la faccia finta pulita dello sfruttamento degli animali... basta vedere chi sono i fondatori di queste sotto-specie di associazioni ambientaliste...'na schifezz....

Mishulina
21-10-2007, 11.28.21
Greenpeace sostenva anche la cattura in natura di squali e altri pesci che dovevano essere imprigionati nel (fallito:D) acquario di locarno... Greenpeace e WWF sono solo la faccia finta pulita dello sfruttamento degli animali... basta vedere chi sono i fondatori di queste sotto-specie di associazioni ambientaliste...'na schifezz....

infatti! che tristezza però.....:(

clay1978
21-10-2007, 17.34.30
Beh a discolpa di Greepeace devo dire che quando ero attivista ci siamo battuti (anche in Ticino) contro gli alimenti geneticamente modificati, contro le centrali nucleari, e per il ripristino della moratoria sulla caccia alle balene.
Tutto non si può fare, ma come gruppo regionale ci davamo un sacco da fare,...ora io sono lontana da quell'ambiente e da quei tempi...non so esattamente in che direzione stanno andando!

Cate
09-01-2008, 14.58.49
Notizia del 09/01/2008 - 12:01 tio.ch

AUSTRALIA
Le mucche 'inquinano' troppo, il 14% dei gas colpa dei peti dei bovini

Anche l'Unione europea, in passato, aveva ventilato l’ipotesi di una tassa sulle flatulenze delle vacche. Circa il 14% delle emissioni di gas presenti nel paese dei canguri è dovuto ai peti dei bovini. Per questo motivo alcuni ricercatori stanno tentando di ridurre la quantità di metano emessa dai loro intestini grazie a un batterio da introdurre negli stomaci del bestiame da pascolo


SYDNEY - Meglio il peto di un canguro che quello di una mucca. E’ questo quello che si sono detti alcuni ricercatori australiani che stanno tentando di rendere il gas emesso dai bovini australiani il più simile possibile a quello dei canguri loro connazionali. Il motivo? I peti delle mucche sono ricchi di metano, e quindi inquinano molto di più rispetto a quelli dei canguri.

L’intuizione del gruppo di ricercatori, seppure possa sembrare assurda, è quella di introdurre negli stomaci del bestiame da pascolo un particolare batterio che dovrebbe ridurre le emissioni di metano dei loro intestini. Ma perché preoccuparsi tanto delle mucche e non pensare invece a ridurre l’uso delle automobili? Secondo alcuni dati diffusi dagli stessi ricercatori, sembra che circa il 14% delle emissioni di gas nell’atmosfera in Australia sia dovuto proprio ai peti di vacca, un dato non indifferente che quindi non può essere sottovalutato.

Fatto sta che la stessa Unione Europea già in passato aveva preso seriamente in considerazione la questione, tanto da ventilare l’ipotesi di introdurre una tassa sulle flatulenze delle mucche.

Secondo il programma dei ricercatori australiani, ci vorranno circa 3 anni per isolare il batterio di cui hanno bisogno. Poi si dovrà pensare a come introdurlo negli stomaci dei bovini. Ovviamente le proteste degli animalisti non si sono fatte attendere.

leolino
09-01-2008, 15.13.24
A dir la verità non so cosa dire :(
Pastiglie per il "bestiame" quelli di Greenpeace che invitano a mangiare carne di canguro ...

popoff
24-01-2008, 15.42.54
Io non ci credo a questa cosa,.....

Patikko
24-01-2008, 15.46.56
Io non ci credo a questa cosa,.....
A me invece sembra assolutamente plausibile.

nikiezorro
28-01-2008, 09.53.52
La produzione di bestiame mondiale è responsabile di più gas dell'intero sistema dei trasporti.
Il consumo di carne raddoppierà entro il 2050, se non varieremo l'alimentazione.

NEW YORK - Un cambiamento epocale nell'uso di una risorsa che si dà per scontata potrebbe essere imminente. No, non si tratta di petrolio, ma di carne. Come il petrolio anche la carne è soggetta a una domanda crescente a mano a mano che le nazioni diventano più ricche e ciò ne fa salire il prezzo. E come il petrolio anche la carne è qualcosa che tutti sono incoraggiati a consumare in quantità minori. La domanda globale di carne si è letteralmente impennata negli ultimi anni, sulla scia di un benessere crescente, alimentata dal proliferare di vaste operazioni di alimentazione forzata di animali d'allevamento. Queste vere e proprie catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, consumano quantità smisurate di energia, inquinano l'acqua e i pozzi, generano significative quantità di gas serra, e richiedono sempre più montagne di mais, soia e altri cereali, un fatto che ha portato alla distruzione di vaste aree delle foreste pluviali tropicali.

Proprio questa settimana il presidente brasiliano ha annunciato provvedimenti di emergenza per fermare gli incendi controllati e l'abbattimento delle foreste pluviali del Paese per creare nuovi pascoli e aree di coltura. Negli ultimi cinque mesi soltanto, ha fatto sapere il governo, sono andate perse 1.250 miglia quadrate di foreste.

Nel 1961 il fabbisogno complessivo di carne nel mondo era di 71 milioni di tonnellate. Nel 2007 si stima che sia arrivato a 284 milioni di tonnellate. Il consumo pro-capite di carne è più che raddoppiato in questo arco di tempo. Nel mondo in via di sviluppo è cresciuto del doppio, ed è raddoppiato in venti anni. Il consumo mondiale di carne si prevede che sia destinato a raddoppiare entro il 2050.

Produrre carne comporta il consumo di tali e tante risorse che è una vera impresa citarle tutte. Ma si consideri: secondo la Fao, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, le terre destinate all'allevamento del bestiame costituiscono il 30 per cento delle terre emerse non ricoperte da ghiacci del pianeta. Questa stessa produzione di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra, più di quelle emesse dai trasporti nel loro complesso. Uno studio dello scorso anno dell'Istituto nazionale di scienze dell'allevamento in Giappone ha stimato che ogni taglio di carne di manzo da un chilogrammo è responsabile dell'equivalente in termini di diossido di carbonio alle emissioni di una vettura media europea ogni 250 chilometri circa e brucia l'energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.

Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un'implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all'università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l'agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l'Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell'acqua che caratterizzano i fiumi e i corsi d'acqua della nazione.

Considerato poi che lo stomaco delle bestie allevate è fatto per digerire erba e non cereali il bestiame allevato a livello industriale prospera soltanto nel senso che acquista peso rapidamente. Questo regime alimentare ha reso possibile allontanare il bestiame dal suo ambiente naturale e incoraggiare l'efficienza dell'allevamento e della macellazione in serie. È tuttavia una prassi che provoca problemi di salute tali che la somministrazione di antibiotici è da ritenersi usuale, al punto da dar vita a batteri resistenti agli antibiotici.

Questi animali nutriti a cereali contribuiscono oltre tutto a una serie di problemi sanitari tra gli abitanti più benestanti del pianeta, quali malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. La tesi secondo cui la carne fornisce un apporto proteico è giusta, purché le quantità siano limitate. L'esortazione americana quotidiana a consumare carne - del tipo "guai a te se non mangi la bistecca" - è negativa.

Che cosa si può fare? Risposte facili non ce ne sono. Tanto per cominciare occorre una migliore gestione degli sprechi. A ciò contribuirebbe l'abolizione dei sussidi: le Nazioni Unite stimano che questi costituiscono il 31 per cento dei guadagni globali dell'agricoltura. Anche migliori tecniche di allevamento sarebbero utili. Mark W. Rosengrant, direttore della tecnologia ambientale e della produzione presso l'istituto senza fini di lucro International Food Policy Research afferma: "Occorrerebbe investire nell'allevamento e nella gestione del bestiame, per ridurre la filiera necessaria a produrre un livello qualsiasi di carne".

E poi c'è la tecnologia. Israele e Corea sono tra i Paesi che stanno sperimentando tecniche di sfruttamento delle scorie e del letame animale per generare elettricità. Altro suggerimento utile potrebbe essere quello di far ritorno al pascolo. Mentre la domanda interna di carne è ormai uguale ovunque, la produzione industriale di bestiame è cresciuta due volte più rapidamente dei metodi di base di sfruttamento delle terre, secondo quanto risulta alle Nazioni Unite. I prezzi reali di carne bovina, di maiali e pollame si sono mantenuti costanti, forse sono perfino scesi, per 40 anni e più, anche se ora stiamo assistendo a un loro aumento di prezzo. Se i prezzi elevati non costringono a cambiare le abitudini alimentari, forse sarà tutto l'insieme - la combinazione di deforestazione, inquinamento, cambiamento del clima, carestia, malattie cardiache e crudeltà sugli animali - a incoraggiare gradualmente qualcosa di molto semplice: mangiare più vegetali e meno animali.
Nel suo studio del 2006 sull'impatto dei consumi di carne sul pianeta, intitolato "La lunga ombra del bestiame", la Fao dice: "È motivo di ottimismo prendere atto che la domanda di prodotti animali e di servizi ambientali sono in conflitto tra loro ma possono essere riconciliate". Gli americani, in effetti, stanno comprando sempre più prodotti eco-compatibili, scegliendo carni, uova e latticini prodotti con metodi sostenibili. Il numero dei prodotti e dei mercati di questo tipo si è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni.

Se gli attuali trend continueranno, invece, la carne diventerà una minaccia più che un'abitudine. Non diventerebbe del tutto insolito consumare carne, ma proprio come i SUV dovranno cedere il passo a vetture ibride, l'epoca dei 220 grammi al giorno di carne sarà giunta alla fine. Forse, dopotutto, non sarà poi così drammatico.
(copyright The New York Times)
(Traduzione di Anna Bissanti)

(28 gennaio 2008-repubblica.it)

popoff
28-01-2008, 09.56.21
Proprio gli americani vengono a dire quelle cose, quando sono coloro che inquinano di più con macchine, ecc.....
e poi mangiatori di carne a gogo

leolino
28-01-2008, 10.00.08
Proprio gli americani vengono a dire quelle cose, quando sono coloro che inquinano di più con macchine, ecc.....
e poi mangiatori di carne a gogo


beh non è che qui in Europa ci si tira indietro a livello di consumo di "carne".

nikiezorro
29-08-2008, 08.38.53
I dati: L’agricoltura tedesca manda nell’atmosfera 133 milioni di tonnellate di C02 all'anno.

Le vacche tedesche inquinano come i Suv.

Thilo Bode, numero uno dell'organizzazione Foodwatch: «Sono una bomba climatica».

BERLINO – Non la scampa più nessuno, questa battaglia sui cambiamenti del clima. Ora, è il momento delle vacche tedesche: inquinano quanto i Suv e «sono una bomba climatica», sostiene Thilo Bode, numero uno di Foodwatch, organizzazione di difesa dei consumatori della Germania. Solo che – aggiunge – la lobby agricola è finora riuscita a tener il fatto nascosto, al contrario di quanto non hanno saputo fare acciaierie, produttori di energia, industria dell’automobile, compagnie aeree.

LO STUDIO - Foodwatch, dunque, ha effettuato uno studio, insieme all’Istituto per la ricerca sull’economia ecologica (Ioew), e i numeri che ne sono usciti sono assolutamente interessanti. L’agricoltura tedesca (ma ovviamente il discorso in varie misure vale per tutti i Paesi) manda nell’atmosfera ogni anno l’equivalente di 133 milioni di tonnellate di anidride carbonica, poco meno di quella emessa da tutto il traffico sulle strade della Germania (152 milioni di tonnellate). Mentre alle automobili stanno per essere applicate norme europee piuttosto severe per ridurre le emissioni, l’agricoltura è però praticamente assente dai programmi di abbattimento dei livelli di gas serra del governo tedesco e della Ue. Invece, dice Foddwatch, la questione non va sottovalutata e, anzi, dovrebbe spingere tutti a consumare meno carne, “a tornare al rito dell’arrosto domenicale”, ha detto Bode al settimanale Spiegel.

I NUMERI - Produrre un chilo di carne bovina con metodologie intensive (le più usate) equivale, in termini di emissioni, a un viaggio di 70,6 chilometri in utilitaria. Ancora peggio se il chilo di carne è prodotto con metodologia biologica: l’equivalenza è di 113,4 chilometri. Un chilo di formaggio emette quanto un’auto che viaggia per 71,4 chilometri. È necessario ridurre i consumi di carne, dicono dunque gli scienziati. Il calcolo delle missioni agricole e zootecniche tiene conto di una varietà di fattori: l’uso di fertilizzanti, di diserbanti, di pesticidi e il costante uso agricolo di zone umide, che provoca il rilascio nell’atmosfera di grandi quantità di anidride carbonica. Ma considera anche le emissioni corporee di ogni singolo animale: i ruminanti, per dire, emettono costantemente metano, un gas serra 23 volte più potente dell’anidride carbonica. Il ministero dell’Agricoltura tedesco, finora, ha evitato di affrontare il problema. Ma il ministero dell’Ambiente di Berlino ha preparato un documento (riservato) nel quale si sostiene che non ha senso lottare contro i cambiamenti climatici se poi si danno, attraverso la Politica agricola comunitaria, miliardi di euro a un settore che finora non si è nemmeno posto il problema dell’effetto serra. Ovviamente, c’è già chi propone di mettere una tassa “ecologica” sulla carne e sul latte.

Danilo Taino - 28 agosto 2008 - corriere.it

nikiezorro
14-10-2008, 08.53.21
Le pecore emettono nell'aria troppo metano.
In Australia mascherine per ridurre le emissioni.

SYDNEY (13 ottobre - Il Messaggero) - Le pecore sono finite nel mirino degli ambientalisti perché le loro emissioni di metano, gas assai più potente dell'anidride carbonica, dovute a rutti e flatulenze, sono inquinanti e influiscono sull'effetto serra, dando un contributo al cambiamento climatico. Gli scienziati australiani della Sheep Industry Innovation così si sono impegnati a individuare e selezionare geneticamente le varietà che producono meno metano, con esperimenti fatti con delle mascherine.

Si calcola che ogni pecora produca 20 litri di metano al giorno e con 90 milioni di capi in Australia, ci sono pressioni per ridurre questo tipo di emissioni. Nella sperimentazione gli studiosi applicheranno una mascherina collegata a un palloncino a migliaia di pecore, per circa un minuto alla volta, per raccoglierne il fiato. In questo modo i ricercatori determineranno quali varietà di pecore sono predisposte geneticamente a emettere meno metano, producendo ugualmente lana di qualità, e quale dieta possa ridurre le emissioni.

«La maschera copre le narici e la bocca, l'aria espirata è catturata in una vescica - spiega il direttore del centro di ricerca, James Rowe -. Gli animali non soffrono affatto... non oppongono resistenza». In altre ricerche le pecore indossavano delle brache sigillate per raccogliere la flatulenza, ma queste rappresentano solo il 2% delle emissioni di metano delle pecore. «Far indossare calzoni alle pecore è molto più difficile che tenere una mascherina sul muso per circa un minuto», osserva ancora lo studioso. «L'aspetto genetico è una novità, nessuno ha studiato con successo le variazioni genetiche», ha detto Rowe.

Il consulente del governo in materia di clima, l'economista Ross Garnaut, nel rapporto presentato dieci giorni fa su come l'Australia dovrebbe affrontare la crisi climatica, sostiene che una maniera di ridurre le emissioni è ridurre il consumo di carne bovina ed ovina, e di mangiare più carne di canguro che, non essendo un ruminante, non erutta metano. Un modello incluso nel rapporto indica che la popolazione di bovini e ovini potrebbe esser ridotta drasticamente, e quella di canguri aumentata a 240 milioni. Ma Rowe getta dubbi su una simile soluzione: «Avete mai provato a radunare e recintare i canguri?».